Grande Vallone, 28 arresti e sequestro di beni per oltre 5 milioni di euro

28 ordinanze di custodia cautelare in carcere, il sequestro di società e beni per oltre cinque milioni di euro, un’organizzazione mafiosa con interessi in tantissimi settori, che fa capo al mandamento mafioso di Mussomeli, decapitata. E’ il risultato dell’operazione antimafia “Grande Vallone”, condotta dai Carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale tra Serradifalco, Campofranco, Montedoro, Bompensiere, Sutera, Venticano (AV) e Palmi (RC), che costituisce il culmine di complesse indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Caltanissetta, avviate nel 2007 e finalizzate all’individuazione della struttura di vertice nissena di Cosa nostra. Circa 200 i Carabinieri impegnati nell’operazione, con il supporto del Comando Provinciale di Caltanissetta e di unità aeree del 9° Nucleo Elicotteri Carabinieri di Palermo e delle squadre cinofile dei Carabinieri. L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dall’Ufficio del G.I.P. di Caltanissetta, a firma del Dott. Lirio Conti su richiesta della D.D.A. di Caltanissetta. 22 le persone arrestate e tradotte in carcere e 6 agli arresti domiciliari.
Numerose le perquisizioni personali e domiciliari per la ricerca di armi, esplosivi, stupefacenti e di ulteriori elementi di prova a carico degli indagati e dell’organizzazione criminale di appartenenza. Il provvedimento si fonda sugli elementi di responsabilità documentati nell’ambito delle indagini “Falco” e “Castello”, in ordine ai reati di partecipazione all’associazione mafiosa, frode informatica, intestazione fittizia di beni e favoreggiamento, gran parte dei quali commessi al fine di agevolare le attività del gruppo mafiosa e di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione, trattandosi di soggetti già condannati con il 416 bis.
I risultati dell’operazione sono stati presentati nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno preso parte il procuratore capo della Procura nissena Sergio Lari, il generale dei Ros Giampaolo Ganzer, il procuratore aggiunto della DDA Amedeo Bertone, il comandante del Comando provinciale nisseno dell’Arma Roberto Zuliani, il tenente colonnello Stefano Romano.
L’impegno dei Carabinieri – ha detto il generale Ganzer – non conosce soste ed è assolutamente continuativo nell’individuare le articolazioni di Cosa Nostra e colpirle con interventi che sono necessariamente programmati. Proprio questa continuità in oltre un decennio di indagini ci ha consentito di verificare l’evoluzione di Cosa Nostra nissena da mafia rurale a mafia imprenditrice proiettata a controllare il mercato, ad infiltrarsi nelle opere pubbliche e a condizionare quindi l’economia e la società”. Le indagini si sono avvalse del contributo iniziale di collaboratori di giustizia, come ha precisato il procuratore capo Sergio Lari, per poi svilupparsi nel territorio attraverso articolate e difficili attività di intercettazione telefonica ed ambientale su un territorio vastissimo dove, ha ricordato Lari, “ è difficile per gli investigatori agire senza essere riconosciuti”.” Tuttavia – ribadisce – i risultati che si sono raggiunti sono stati veramente cospicui ed oggi noi esprimiamo il nostro apprezzamento per questa importante operazione condotta fondamentalmente da forze dei Carabinieri anche con la collaborazione della compagnia locale dell’Arma. In relazione al mandamento di Mussomeli, cioè uno dei mandamenti storici di Cosa Nostra a livello regionale, sono stati individuati capi e promotori dell’organizzazione criminale che aveva interessi nel settore delle opere pubbliche, della fornitura di calcestruzzi, nel settore dei mercati ortofrutticoli, a dimostrazione del fatto che Cosa Nostra non tralascia nulla pur di arricchirsi e di controllare attraverso le estorsioni e le opere pubbliche anche il territorio”. Il sostituto Amedeo Bertone, su una precisa domanda dei giornalisti, ha ribadito che, “parlando della mafia del Vallone non si può prescindere dal ruolo che Madonia ricopre anche se è detenuto e tutta la vicenda relativa alla leadership del mandamento di Mussomeli ne è una conferma. Tutti i personaggi che si sono succeduti hanno ovviamente un legame con Madonia, tutte le vicende, che sono oggetto anche del presente procedimento, esprimono il ruolo che alla fine Madonia continua a svolgere”.
Redazione | 5 aprile 2011   
Agenzia di Stampa Italpress>Sicilia

MAFIA: 47 ARRESTI A CATANIA, COINVOLTI POLITICI E IMPRENDITORI

3 novembre 2010

CATANIA (ITALPRESS) – I carabinieri di Catania hanno eseguito 47 ordinanze di custodia cautelare nell’ambito di una vasta operazione tra Sicilia, Lazio, Toscana, Emilia Romagna, e Friuli Venezia Giulia. Tra i destinatari dei provvedimenti, emessi su richiesta della procura distrettuale antimafia etnea, oltre a presunti esponenti di Cosa Nostra, imprenditori catanesi e pubblici amministratori anche il deputato regionale del Pid, Fausto Fagone. Fagone, 44 anni, laureato in Economia, e’ consulente finanziario. E’ stato eletto all’Assemblea regionale siciliana con l’Udc. Le ordinanze sono state eseguite anche nei confronti di Francesco Ilardi, consigliere comunale a Ramacca, del consigliere provinciale di Catania, Antonino Sangiorgi, ex vicesindaco, presidente del consiglio ed assessore ai Lavori pubblici a Palagonia; dell’ex assessore del Comune di Palagonia, Giuseppe Tomasello. Tutti sono indagati a vario titolo per associazione mafiosa, omicidio, ed altri reati, tutti aggravati dalle finalita’ mafiose. Le indagini, condotte dal Ros, hanno ricostruito le recenti dinamiche di Cosa nostra catanese, documentandone gli interessi criminali e le infiltrazioni negli appalti pubblici, mediante una capillare rete di collusioni nella pubblica amministrazione. Sequestrati beni per almeno 400 milioni di euro: si tratta di imprese, complessi commerciali, fabbricati e beni mobili. L’operazione “frutto di cinque anni di indagini azzera i vertici di Cosa nostra, non solo nel capoluogo etneo ma anche cosche importanti a Ramacca, Caltagirone, Palagonia e Misterbianco”. Lo ha detto in una intervista al Gr1 il comandante del Ros dei Carabinieri, il generale Giampaolo Ganzer. Ganzer ha definito il blitz “la piu’ importante operazione” degli ultimi anni, che consente di ricostruire “le interferenze mafiose nell’economia e i rapporti con la politica”.
(ITALPRESS).

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Cronaca | di Redazione Il Fatto Quotidiano

3 novembre 2010

Mafia, politica e imprese. A Catania 47 arresti

C’è pure un deputato dell’Assemblea regionale siciliana tra le 47 persone arrestate nella notte dai carabinieri del Ros nell’operazione Iblis, nata da un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catania. Si tratta di un’indagine che coinvolge anche il governatore siciliano Raffaele Lombardo, che non è stato colpito da alcun provvedimento. La Dda etnea ha scoperchiato le dinamiche della mafia catanese documentando gli interessi criminali e le infiltrazioni negli appalti pubblici, infiltrazioni riuscite grazie a una rete capillare nelli amministratori pubblici collusi. I reati ipotizzati sono associazione mafiosa, omicidio, estorsioni e rapine. Per il comandante dei Ros Giampaolo Ganzer l’operazione ha azzerato i vertici di diversi clan.

L’inchiesta, coordinata dal procuratore capo Vincenzo D’Agata, e dai magistrati della Dda Giuseppe Gennaro, Agata Santonocito, Antonino Fanara e Iole Boscarino, si concentra sull’attività del boss Vincenzo Aiello della cosca Santapaola. Il procuratore capo smentisce la notizia che il presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo sia al centro di un procedimento: “Non è stata un’indagine mirata esclusivamente o prevalentemente alla politica o verso qualche politico din particolare”, ha detto nel corso della conferenza stampa. “Ogni riferimento riguardante il presidente Lombardo e risultante dalle indagini è stato oggetto di attenta valutazione, specie con riguardo alla sua valenza sul piano probatorio e alla sua capacità di resistenza alle critiche difensive, non ritenendone, allo stato, la idoneità per adottare alcuna iniziativa processuale nei suoi confronti”.

Fondamentale è stato l’apporto di almeno due pentiti: il “colletto bianco” Eugenio Sturiale e il sicario Maurizio Avola, esponente dei Santapaola che si è autoaccusato di oltre 50 omicidi.

L’infiltrazione nella politica – Il nome del deputato regionale dei “Popolari Italia domani” (Pid) è Fausto Fagone. 44 anni, originario di Palermo, è un consulente finanziario. E’ diventato deputato regionale dell’Udc in Sicilia dal 2006 ed è al suo secondo mandato. Dal 28 settembre scorso ha aderito al partito nato dalla scissione del gruppo di Saverio Romano e Salvatore Cuffaro dall’Udc. Il 28 giugno scorso, nell’ambito di un’altra inchiesta su presunte irregolarità negli appalti per i rifiuti solidi a Palagonia, Comune di cui era sindaco, è stato rinviato a giudizio per abuso di ufficio, truffa aggravata, falso materiale e ideologico, e frode in pubblica fornitura, assieme a due funzionari comunali e a due imprenditori.
Provvedimenti restrittivi sono stati emessi anche nei confronti del consigliere della Provincia di Catania dell’Udc, Antonino Sangiorgi, dell’ assessore del Comune di Palagonia, Giuseppe Tomasello, e dell’ imprenditore e assessore al Comune di Ramacca, Francesco Ilardi. Rigettata invece dal gip etneo la richiesta per un altro ex deputato regionale ed ex assessore comunale a Catania, Giovanni Cristaudo, una volta in Forza Italia e ora nel Partito del Sud.

L’infiltrazione nell’economia - Un numero elevato di aziende, immobili, vetture e attrezzi industriali sono stati sequestrati. In totale, sono state sottratte agli indagati 105 aziende, 522 immobili, agricoli e urbani e 137 auto e motoveicoli e attrezzature industriali, fra cui macchine operatrici e gru per un valore di almeno 400 milioni di euro.
Tra i beni finiti sotto la lente degli inquirenti c’è anche il centro commerciale “La Tenutella” per il cui acquisto avrebbe agito da tramite tra imprenditori e mafiosi l’avvocato civilista Agatino Santagati, arrestato nell’operazione. Con lui sono stati arrestati anche due imprenditori: Giovanni D’Urso e Rosario Ragusa, in contatto con due esponenti del clan Santapaola, Francesco Marsiglione e Mario Ercolano. Il centro “La Tenutella” non è stato sequestrato perché risulta intestato a persone estranee.

L’indagine, ha detto D’Agata, ha messo in luce “le nuove strategie operative adottate dalla mafia, i suoi mutati rapporti col mondo dell’imprenditoria e col mondo della politica locale”. D’Agata ha evidenziato la leadership di Cosa nostra rispetto alle altre organizzazione “per la sua capacità di condizionare le più importanti vicende imprenditoriali assicurandosi l’aggiudicazione diretta degli appalti o i subappalti” tramite imprese amiche ad essa connesse, incassando ingenti somme attraverso la “messa a posto” in misura del 2-3% dell’importo dei lavori. Al rappresentante provinciale di Cosa nostra Enzo Aiello era demandata la cura degli appalti dei quali monitorava i bandi, intrattenendo rapporti con gli imprenditori. Tutte le somme riscosse confluivano nella “bacinella grossa“, mentre esisteva una “carta delle imprese” con i rendiconti delle somme ricevute dall’organizzazione.

“E’ un intervento che azzera i vertici di Cosa nostra, non solo a Catania e non solo, quindi, le storiche famiglie Santapaola o Ercolano, ma anche cosche altrettanto importanti tra Ramacca, Caltagirone, Palagonia e Misterbianco”, ha detto il comandante del Ros Giampaolo Ganzer, in merito all’operazione. “L’inchiesta – ha aggiunto – ha individuato le interferenze mafiose nell’economia e i rapporti di corruttela con i pubblici amministratori, politici di livello regionale, provinciale e comunale, nonché le compromissioni di numerosi imprenditori, alcuni dei quali espressione diretta di Cosa nostra. Imprenditori di tutti i settori dalla grande distribuzione all’edilizia, al commercio, al movimento terra, ai trasporti e alla ristorazione. Si tratta della più importante operazione anche sotto il profilo imprenditoriale, frutto di cinque anni di indagine”.

 

 

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Articoli relativi a Giampaolo, a sostegno della nostra certezza di NON COLPEVOLEZZA.

 

Lettera di Michele Franzè ai colleghi di Corso della Nunziatella

Articolo di Italia Oggi a firma di Pietro Laporta del 13.7.2010

Articolo del Corriere sul caso con intervista al procuratore Vigna

Articolo del Gazzettino scritto dal Magistrato dottor Carlo Nordio

Articolo di Italia Oggi a firma di Pietro Laporta

Articolo di Italia Oggi a firma di Pietro Laporta su Battisti, con riferimenti a Giampaolo